Capitolo 16
La notte era stellata più che mai, una silenzio assordante si estendeva sulle strade leggermente illuminate di Saros. Il piccolo falco pellegrino scrutava il padrone che scriveva freneticamente, a breve avrebbe dovuto fare rapporto al suo superiore riguardo al viaggio. Gli raccontò tutto ma qualcosa lo bloccava. Si portò una mano sui capelli neri e riflettè, in realtà aveva tenuto molte cose per sè: l'Incendiaria, la conversazione che aveva avuto con la principessa e la situazione di crisi a palazzo. Sentiva di non dover raccontare queste cose e si limitò ad una superficiale descrizione del viaggio.
Nixon si staccò dal foglio su cui era stato piegato a riflettere su cosa scrivere, prese una busta e la consegnò al falco che partì subito per Erian. Dopodichè si stese sul suo letto a riflettere guardando il buio che era calato nella stanza dopo aver spento la candela. Senza il fruscìo della penna sul foglio, il respiro pesante del suo compagno di stanza, Hess, sembrava più alto che mai. Dopo la conversazione con la principessa Sophì aveva iniziato a prendere in considerazione molte cose che prima aveva guardato con occhi distanti. Prima di tutto il perchè il principe Dargor tenesse così tanto a quella razza a loro inferiore. E poi il piano di Argor, loro erano solo delle pedine nelle sue mani. Dopo un lungo pensare il sonno prese finalmente il sopravvento.
Una grande caverna si estendeva davanti ai loro occhi. Sentì il Dragone nero fremere sotto le sue gambe, erano arrivati. Entrarono nel grande buco nella parete di roccia e davanti a loro si aprì un immenso spazio, il Drago avrebbe aspettato lì. Davanti a loro si aprì un corridoio largo solo qualche braccio, buio e maleodorante.
Fece il primo passo e un pungente odore le attanagliò le narici, odore di sangue ovunque si girasse. Creò una torcia strappando dalle vesti una striscia di tessuto e l'avvolse attorno al ramo che si era portata dietro. L'accese con un incantesimo e si addentrò nei cunicoli bui. L'odore di sangue la seguiva ovunque andasse e lo stomaco aveva iniziato a girarle per la nausea. Aveva iniziato ad avere paura e la luce della torcia non la consolava, il freddo le toccava anche le ossa e la stringeva in una morsa feroce.
Il silenzio le premeva le orecchie in un continuo ronzio impercettibile ma fastidioso, aveva il cuore a mille e sentiva i suoi battiti più che mai, il respiro aveva iniziato ad accellerare per l'ansia. Quando pensava di non poter più uscire da quel posto si ritrovò in un'ampia sala illuminata da grandi focolai. A terra giacevano numerosi scheletri senza vita, dovevano essere stati dei guerrieri perchè molti di essi avevano armature arrugginite e stringevano tra le mani ossute delle armi. Quella vista strinse il cuore del viandante, un moto di tristezza e desolazione la colpì in pieno, sarebbe stato così se non avesse fatto qualcosa. Con decisione riprese a camminare, mossa da una forza interna, una forza che nemmeno lei conosceva.
Vieni da me...
Dal profondo del suo cuore si era elevata una voce, sembrava un sussurro impercettibile ma per lei era una grido. Un grido al quale non poteva sottrarsi, doveva andare avanti. Le gambe iniziarono a muoversi da sole, ora era la voce a guidarla...
Vieni, da questa parte, seguimi...
La luce del sole la costrinse ad aprire gli occhi, in quello stesso istante aveva creduto di trovarsi ancora in quei cunicoli anche se le era sembrato tutto così reale, l'odore e il freddo. Cercò di alzarsi ma fu colta da un improvviso capogiro che la costrinse a stendersi di nuovo. Quando rimise in ordine i pensieri andò meglio, si vestì e andò a fare colazione.
La sala da pranzo era enorme e molto elegante. La regina non c'era e sul lungo tavolo regale erano pronte diverse cibarie. Sophì si sentì come a casa, con un gran sorriso si aggiunse al gruppo.
Cassandra e Hymeh parlavano come al solito, il vecchio Ahti mangiava tranquillamente il suo pane e miele e sorseggiava la tazza di latte. Nixon faceva lo stesso ed Hess parlava con una guardia che era alla porta. Tutto sembrava riportare la ragazza nel focolare di casa sua, con sua madre e suo padre. Quando si sedette al tavolo i ricordi le affollarono la mente con una forza micidiale e la mancanza di suo padre le provocò un nodo alla gola.
Finita la colazione la ragazza decise di andare di nuovo in spiaggia, qualche giorno fa il mare era mosso ma dalla finestra della sua camera aveva visto che era calmo. Il clima era ancora ottimo, il sole caldo e il vento minimo.
Distrarsi, ecco cosa doveva fare. Il pensiero di suo padre era tornato improvvisamente e l'aveva colta impreparata. Sua madre stava bene, le mancava ma non aveva paura di non rivederla più. Si maledisse per essere stata fredda con lui per tutto il tempo e non aveva potuto ristabilire il rapporto.
La spiaggia era un posto unico, l'acqua del mare era trasparente dopo tutto quell' infuriare, i gabbiani volavano alti con le loro immense ali. Sophì sorrise, così quello era il mare. Nemico e amico, portatore di benessere e di sventura. L'odore di salsedine le riempì le narici e la frescura dell'aria le calmò l'animo.
Iniziò a passeggiare sulla riva in cerca di un posto appartato e nascosto. Lo trovò dopo un pò: una piccola baia protetta sempre dagli scogli che si aprivano da un lato. Una piccola grotta scavava la parete di uno strapiombo, lì la ragazza posò la sua roba e si guardò attorno. Gli alberi facevano da muri e nascondevano il posto alla vista. Non attese un minuto che si spogliò e si avvicinò alla riva un pò titubante. L'acqua era più fredda di quanto avesse pensato e le ci volle un pò a prendere dimestichezza. Dopo un pò si tuffò lamentandosi per il freddo ma le ci volle poco per adattarsi e nuotare un pò. L'acqua era salata proprio come le avevano detto e le pizzicava agli occhi.
Si divertiva molto a nuotare e osservare i pesci che nuotavano sul fondo ma qualcosa la distrasse. Forse era il suo sesto senso ma qualcosa le indicava un'altra presenza nel luogo. Un debole rumore di passi si sentiva in lontananza, i piedi si muovevano pesantemente sulla distesa di ciottoli bianchi ma il silenzio sembrava ampliare quel rumore. Si guardò attorno con l'acqua che le arrivava un pò sopra l'ombelico. Poi con rapidità corse a nascondersi nella grotta prendendo la sua roba, dietro ad una grande roccia. Si coprì con il telo che si era portata dietro e attese.
Lo stesso incappucciato che aveva incontrato qualche giorno fa si era fermato proprio nel punto in cui la principessa aveva preso la rincorsa per tuffarsi, si guardò attorno con circospezione e si abbassò il cappuccio. Il cuore di Sophì perse un battito, l'ansia la avvolse completamente e il respiro si fece più rapido. Il debole vento sparpagliava sulla testa dell'uomo gli scompigliati capelli biondo chiarissimo, forse un pò più lunghi del solito. Si passò una mano tra i capelli come sua abitudine e si tolse anche il mantello.
Si sgranchì un pò e respirò a fondo l'aria salmastra, era bello tornare ogni tanto in quel posto, il suo posto preferito da sempre. Si sedette un pò fissando il cielo limpido, gli occhi chiarissimi seguivano la traiettoria dei gabbiani per poi concentrarsi sulla distesa di sassolini. Una strana espressione si disegnò sul volto del giovane, era serio e attento, qualcuno era stato lì. Si mise in ginocchio seguendo con una mano le traccie lasciate da qualcuno con molta fretta.
Sophì si appiattì alla roccia, era tesa e non sapeva il perchè. Si malediceva per aver fatto tutto di gran fretta e ora sarebbe stata scoperta. Non che fosse un problema ma lo sarebbe stato in seguito.
Il giovane continuò a seguire le traccie e il suo sguardo finì sulla grotta, sorrise un pò, sicuro che il fuggitivo fosse ancora lì. Senza far rumore, come gli era stato insegnato sul campo di battaglia durante le imboscate, si avvicinava al luogo in cui era nascosta Sophì. Cacciò fuori il piccolo pugnale dal fodero, non si poteva mai sapere.
Un passo falso, un piccolo rumore di ciottoli indicò il nascondiglio della giovane. Con rapidità scattò in avanti, puntò il pugnale alla gola del fuggiasco atterrandolo con un colpo -Dimmi chi sei!- disse con decisione.
Lo guardò meglio, quei capelli biondi potevano essere solo di una persona, sentiva i suoi lamenti e tremava spaventata -Ops...- mormorò lasciandola subito andare come se scottasse -Scusami, Sophì?- il suo tono era incerto.
Si era ritrovato davanti ad una ragazza voltata di spalle ed era ricoperta solo da un telo, continuava a fissarla sperando di capire chi fosse anche se non aveva dubbi.
Sophì aspettò di riprendersi dallo spavento, si appoggiò con una mano alla roccia che ora era al suo fianco, non osava voltarsi altrimenti avrebbe iniziato a piangere come una bambina. Alla fine però si voltò e sorrise titubante, salutò con una mano.
Il ragazzo le era saltato letteralmente addosso abbracciandola con forza e baciandole sul collo con ardore. Quando smise la fissò negli occhi e sorrise -Sono quasi due mesi che non ci vediamo.- disse sollevato -E vedo che stai bene.-
Sophì annuì, aveva perso la voce per l'imbarazzo. Non aveva pensato molto a lui in quei mesi eppure rivederlo era una gioia immensa.
-Sai, quando ci siamo urtati alla reggia mi era sembrato che fossi tu ma, sai, la lontananza gioca brutti scherzi e ne ho vissute tante per non avere allucinazioni.- sorrise.
-Io invece pensavo che fossi tu.- ammiccò la ragazza con voce flebile. Si guardò la mano che le aveva stretto qualche giorno prima e sorrise -Non so perchè. Ma ho riconosciuto la tua stretta, sai, quando mi aiutavi a salire su Terra e allora ho pensato che fossi tu.- non osava guardarlo in faccia. Dargor continuava a tenerla stretta a lui e la guardava come se non avesse mai visto una donna in vita sua.
-Qualcosa è cambiato.- mormorò improvvisamente. Lei non capì. C'era qualcosa nel barlume degli occhi di Sophì che aveva attirato la sua attenzione. Qualcosa che non sapeva descrivere. Le alzò il volto con una mano e continuò a fissarla cercando qualcosa ma lo sguardo della ragazza era sfuggente. Solo dopo un pò riuscì a farlo stare fermo e i ponti dell'animo di lei divennero accessibili: dolore, gioia e determinazione. Questi erano i fattori che avevano attirato l'attenzione del ragazzo. Sorrise un pò lasciandola andare -Ne hai passate tante in questo periodo seppur breve.- sentenziò alla fine.
Sophì si aggiustò i capelli con una mano e annuì, strinse di più il telo con una mano -Mio padre è morto.- disse con un filo di voce -E mia madre è dai tuoi genitori a quanto ho capito.-
Tuttavia sembrò che Dargor sapesse già tutto, si limitò a poggiarle una mano sulla spalla e a volgerle uno sguardo comprensivo. Sapeva come ci si sentiva a perdere qualcuno di caro, lo sapeva fin troppo bene. Un leggero sorriso malinconico si aprì sul volto del giovane lasciando trasparire le fatiche che aveva sopportato in quel periodo, un periodo di fughe e di compiti che si era autoimposto.
La principessa sembrò essersene accorta perchè ora era lei a fissarlo con curiosità più che con comprensione. Alla fine fu lei a stringersi al petto del ragazzo e a iniziare a piagniucolare. Avrebbe voluto raccontargli tutto, tutto quello che aveva cercato di fare per bloccare l'ascesa di Wandarer e così fece tra un singhiozzo e l'altro. Gli raccontò anche della decadenza che stava subendo il suo regno, della sorte della Strega Bianca e della conversazione con Nixon. Al che Dargor iniziò a riflettere, qualcosa gli era balenato per la mente e sorrideva quasi soddisfatto ma preferiva tenere per sè questo pensiero.
-E ora non so cosa fare. La regina è in pericolo e noi dobbiamo aggiustare una cosa.- disse la ragazza riferendosi al motivo per cui erano a Saros.-
-Posso accompagnarti ma non posso farmi vedere in giro.- disse il principe guardando il mantello da viaggio con insistenza -Almeno fino a quando non sapremo cosa farne di Nixon, è lui l'ostacolo adesso.-
-Vedrò cosa posso fare.- disse la principessa stringendosi un altro pò tra le braccia del ragazzo, si stava bene e si sentiva al sicuro come se nessuno potesse toccarla.
-Ah, ho una cosa per te. L'ho ritirata oggi.- disse il principe come se si fosse appena ricordato di una cosa importante. Lasciò la ragazza e iniziò a frugarsi nelle tasche, durante il viaggio aveva indossato gli abiti di un normale cittadino, alla fine la trovò. Era una piccola sacca di velluto e al suo interno custodiva un oggetto molto importante -Sono venuto quì proprio per questo.- disse mettendole tra le mani il sacchetto.
Sophì lo fissava con curiosità, attraverso il tessuto sentiva qualcosa tintinnare. Portò rapidamente uno sguado al principe e poi lo aprì, la curiosità la incalzava. Prese una catenina d'oro puro e ad essa era appeso un ciondolo ben lavorato. Questo era costituito da un drago avvolto attorno ad una spada. Era tutto d'oro ma nella bocca del drago c'era una splendida sfera cremisi e sull'elsa della spada lo stesso minerale era stato intagliato e sembrava un cistallo. Anche le ali del drago erano dello stesso materiale. Il gioco di colori che si formava mettendolo alla luce era splendido. Non era molto grande ma era molto bello. Dopo averlo esaminato con attenzione fissò di nuovo il ragazzo in cerca di una spiegazione.
-Il minerale rosso l'ho preso quando sono andato a svolgere uno dei miei compiti prorio con l'intento di farti un piccolo pensiero per quando ci saremo incontrati di nuovo.- spiegò Dargor -Starò quì per qualche giorno ma poi dovrò partire di nuovo. Non sapevo quando ti avrei rivista ma volevo farti lo stesso qualcosa che ti ricordasse di me. Il Drago e la spada sono i simboli di un cavaliere del drago, ricordalo.- sorrise squadrandola dall'alto in basso.
Sophì ripose il ciondolo nella sua sacca e abbracciò il ragazzo, era commossa -Grazie, è bellissimo.- disse riprendendo a piangere.
Dargor le asciugava la lacrime con le mani e sorrideva quasi divertito -Non sei cambiata molto.- la baciò con delicatezza sulle labbra.
A quel contatto Sophì sussultò, non si era ancora abituata a tutto questo ma per lungo tempo lo aveva desiderato. Aveva desiderato baciarlo di nuovo e sentire quelle labbra morbide sulle sue, rivedere quegli occhi chiari, lo abbracciò stringendosi sempre di più, le braccia al collo del giovane. Le piccole fantasie che aveva accarezzato durante quel periodo ritornarono più invitanti che mai. La mano del giovane indugiava un pò su cosa fare, le accarezzava la schiena con dolcezza per poi seguire il profilo del suo seno tondo e morbido.
Con lentezza il principe la fece stendere sotto di sè continuando a baciarla, ormai la ragazza sembrava volersi concedere. Si abbandonava alle sue carezze e non obiettò quando Dargor stava per slaciarle il telo, i capelli biondi cadevano sparpagliati per terra. La testa le si era totalmente svuotata e solo quando si era ritrovata nuda spalancò gli occhi. Una paura improvvisa l'aveva travolta sebbene non ci fosse alcun pericolo. Spinse via il giovane e lo fissò supplichevole quasi come se lui non capisse. Era pur sempre un Angelo Nero e questa consapevolezza la bloccò completamente.
Qualcosa però andò storto, Dargor continuò a baciarla quasi con insistenza lasciandole caldi baci sul collo e sul petto, le accarezzava i capelli e ogni tanto ritornava a baciarle le labbra. Il respiro della principessa era rapido e carico di ansia, gemette un pò quando il ragazzo aveva iniziato ad occuparsi di uno dei seni. Era terribilmente piacevole e ,sebbene cercasse di opporsi, il suo corpo sembrava voler ricevere tutte quelle attenzioni e si lasciava trasportare senza ascoltare la ragione, era stato trascurato molto e ora pretendeva ciò che gli era stato negato.
Non aveva più nessun controllo e presto le urla lanciate dalla ragione divennero piccoli echi nell'animo, impercettibili. La paura e il dubbio lasciarono spazio a qualcosa che le era sconociuto, qualcosa di piacevole e indescrivibile. Sophì iniziò a ricambiare i baci e pian piano privò il suo amante della maglia. Il bel fisico del giovane la lasciò senza fiato, era magro ma non troppo, era modellato dai lunghi addestramenti di cavaliere, la cicatrice bianca lasciata dall'attacco del dragone nero di qualche mese prima occupava il fianco destro. La sfiorò chiedendosi quanto male avesse fatto quella ferita. Il principe la guardava incuriosito, un leggero sorriso sul volto, le prese la mano e la baciò.
Non servivano parole tra loro, sembravano capirsi in quel silenzio rotto solo dal leggero rumore delle onde. L'tasmosfera era perfetta. Dargor voleva farla sua in quello stesso momento, voleva farle capire quanto l'amasse e che apparteneva solo a lui e a nessun altro. Nella foga di quelle carezze erano rimasti entrambi privi di qualsiasi indumento e ora lui era su di lei e la fissava quasi con adulazione, lei sorrideva imbarazzata, non si era mai fatta guardare da nessuno e ora non provava nemmeno vergogna perchè si fidava di lui.
Rimasero a fissarsi per qualche minuto scambiandosi qualche piccolo bacio di tanto in tanto. Dargor sembrava un pò in difficoltà, qualcosa dentro di lui premeva per essere liberato, qualcosa che il ragazzo conosceva bene. Lo aveva rinchiuso in un cantuccio del suo animo perchè sapeva quanto fosse pericoloso. Era ciò che faceva davvero parte del suo essere e lui lo aveva rinnegato dopo aver incontrato Calliope. Si portò una mano alla tempia chiudendo gli occhi quasi sofferente e si mise a sedere accanto alla principessa che sembrò essersi appena svegliata da un lungo periodo di trance. Sotto lo sguardo curioso e confuso della ragazza, Dargor era rimasto in silenzio e fissava un punto impreciso della piccola grotta -Scusami...- mormorò in fine. Prese la sua roba e fece per rivestirsi ma Sophì lo fermò poggiandogli una mano sulla spalla. Il ragazzo si voltò quasi di scatto, quasi spaventato e qualcosa attirò la sua attenzione.
Lo sguardo della principessa non era nè spaventato nè arrabbiato. Lo fissava con semplice curosità e un bacio sulla guancia gli arrivò quasi inaspettato. Sophì continuava a guardarlo con comprensione accarezzandogli i capelli ribelli e sorrise -Di cosa dovresti scusarti?- chiese.
Dargor non rispose sperando che ci arrivasse da sola -Volevo solo un dolce ricordo da portarmi dietro. Ma non volevo arrivare a tanto.- mormorò sentendosi in colpa.
-La colpa è a mia. Ho auto paura all'inizio ma non ho fatto niente per fermarti.- spiegò lei.
-Ero così preso che non ho nemmeno fatto caso alla tua reazione.- sospirò dandole un bacio.
La principessa lo prese a braccetto e appoggiò la testa sulla spalla del giovane, sorrise furbescamente -Chi è Calliope?- chiese con perfidia.
Dargor spalancò gli occhi quasi esasperato, quella tipa non si arrendeva proprio! -Sicura di volerlo sapere?- chiese incerto.
Sophì fece il muso e annuì -Se è una cosa importante devi dirmelo. Non voglio che ci siano segreti tra noi.- disse altezzosa.
-E va bene.- si rassegnò Dargor -Ma prima dammi qualcosa eh, fa freddo.- sorrise.
Dopo essersi messi sotto al telo tutti e due Sophì insistette di nuovo. Il principe stava raccogliendo i pensieri e i frammenti di ricordi che aveva nella sua testa. Posò uno sguardo sulla ragazza, non sembrava in vena di raccontarle di Calliope.
-Calliope sarebbe stata mia moglie.- disse alla fine, sembrava stranamente stanco -Ma è morta circa 7 anni fa ad opera di Wandarer. Quando fui attaccato da quel Drago nella Reich Valley ebbi un incubo in cui mi accusava di aver fatto qualcosa. Ma col tempo ho capito che era un sogno premonitore. La storia della congiura e tutto il resto mi hanno fatto riflettere molto.-
Sophì lo fissava in silenzio -Era un Angelo Nero?- chiese con un soffio di voce, quella nitizia l'aveva rattristata.
-No.- sorrise amaramente -Era un Angelo Bianco. La incontrai quando ero quì a Saros e avevo ricevuto in regalo la mia spada dalla regina. Avevo aiutato gli Elfi a proteggere il regno dai Troll. La collaborazione degli Elfi riguarda anche il regno di Argor, sappilo. Gli Elfi sono neutrali e ci chiesero aiuto. Mio padre mandò me e Terra, ci facemmo valere ed ebbi questo dono.- spiegò spostando lo sguardo alla sua spada che era qualche metro più in là -Poi, mentre camminavo nel colonnato principale sentì qualcuno cantare e vidi Calliope nel chiostro grande. Prima di incontrarla ero come tutti gli altri Angeli Neri.- guadò la principessa di sottecchi per scorgere qualche reazione.
Ma Sophì era così attenta che continuava a fissarlo con interesse maggiore -Era molto dolce e cantava divinamente, solo la Dea Musa sarebbe stata capace di eguagliarla. Aveva bellissimi capelli biondi e un viso sempre sereno. Non l'ho mai vista piangere tranne la sera della sua morte.- fece passare qualche secondo di silenzio -Si era suicidata, ma c'era un'altra strada da prendere, no? Non aveva genitori e gli Elfi si erano occupati di lei come una loro simile, il che è molto raro. Era cresciuta così bene che uccidersi è stato davvero un grande errore. Avrei potuto aiutarla e fare qualcosa ma ha preferito finirla lì.- ora aveva gli occhi lucidi e solo in quel momento si accorse anche del perchè l'ombra della ragazza lo aveva accusato.
-Dargor, forse non lo sai, ma per noi è distruttivo se ciò che avviene è senza il nostro consenso. Ho sperimentato io stessa ciò che è capace Wandarer e posso capirla e...-
-Ma tu hai reagito! Sei stata capace di restare lucida e calma nonostante avessi paura. Ii tuo istinto di sopravvivenza ti ha portata a reagire e addirittura a scendere a patti con quello lì. Sophì, tu sei forte e Calliope non lo era. Ho cercato di proteggerla, sempre. Ovunque andassi veniva anche lei, voleva stare con me e per lasciarla un attimo sola è successa una tragedia.- la interruppe il ragazzo con tranquillità -Da quando ho incontrato lei, ho scoperto qualcosa di nuovo e ho iniziato ad avere profonda simpatia per gli Angeli Bianchi e quando è scoppiata la guerra tra i tre regni portanti, mi sono messo da parte. Mio padre non mi capiva anche se più volte aveva ammesso che si era affezionato a Calliope, e, credimi, quando gli dissi che volevo sposarla non mi rivolse la parola per oltre un mese. Col tempo aveva imparato ad apprezzarla e ad amare la sua voce e forse fu quella a smuovere qualcosa nell'animo di mio padre. Ero lo zimbello di tutti, non è stato facile.- spiegò, queste cose non le aveva dette nemmeno a suo cugino. Pian piano sentì il cuore più leggero e sperava che Sophì lo capisse e che gli dicesse qualcosa che lo facesse sentire meglio.
Dal canto suo la principessa si accoccolò ancora di più al ragazzo -Quindi sei stato tu a convincere i tuoi a firmare un trattato?- chiese. Il piccolo sorriso del principe le fece capire la risposta -MI dispiace davvero per Calliope. All'inizio stavo per odiarla, mi confrontavi sempre con lei e dicevi che le somigliavo. Ero gelosa, credimi. Ma adesso mi rendo conto di molte cose e che a maggior ragione tu debba ricordarla. Ti ha cambiato da così a così ed è stato un bene.- sorrise serena.
-Semmai scoppiasse una guerra contro Wandarer, sarò io ad ucciderlo, oh se lo farò! Fosse l'ultima cosa che faccio nella vita!- disse Dargor con decisione -Così avrò vendicato come si deve una persona che ho amato.-
-Ed è giusto che sia così. Ha fatto uccidere mio padre ma penso che il diritto di vendircarsi stia a te, hai ricevuto un torto più vecchio del mio e covi questa vendetta da anni.- disse Sophì.
Dargor non rispose subito, rimase a fissare la sua spada per un pò -Forse è meglio se torni, si staranno preoccupando gli altri.- si alzò aggiustandosi i capelli.
-Già. Ma ci rivedremo?- chiese speranzosa la principessa.
L'Angelo Nero pensò -Non so dirtelo con sicurezza ma penso che ci rivedremo. Se non accadrà quì a Saros, allora sarà tra qualche tempo e solo io so quando. E comunque io alloggio alla locanda icino la foce del piccolo fiume, HEss sa dove si trova, vado sempre lì. Digli di venire che ho delle cose importanti da dirgli, va bene?- le stampò un bacio fugace dopo essersi vestito, si rimise il mantello addosso e accompagnò Sophì per un pò di strada.