Capitolo 15
La giornata prometteva bene, il sole splendeva sui bianchi tetti della città elfica e tutti si rano svegliati buon umore.
La locanda era pulita e tutti erano cordiali. La cosa strana era che il locandiere non era un elfo ma la sua cordialità e allegria faceva pensare il contrario. Sophì si svegliò presto per visitare la città, sprizzava energia da tutti i pori.
A colazione si mangiò latte e biscotti al miele.
-Allora? Cosa sarebbe successo?- chiese Hess improvvisamente.
L'aria divenne tesa all'improvviso, il volto di Cassandra lo guardò contrariato -Vedrete appena seremo a palazzo.- concluse con voce atona mentre Nixon le versava dell'acqua senza toglierle gli occhi di sosso.
-Non capisco perchè tutta questa segretezza.- intervenne Sophì.
-Si è guardata bene attorno ieri?- chiese Cassandra -L'aria che si respira quì è piena di allegria e spensieratezza, e la regina non vuole distruggere quest'atmosfera di equilibrio.-
-Capisco.-
-Quindi andremo direttamente a palazzo, ci aspetta una persona.-
Infatti poco dopo scesero per le stradine della città. Ovunque si posassero gli occhi c'erano elfi che cantavano, ballavano e suonavano. Altri recitavano anche poesie.
-E' un posto straordinario.- mormorò la principessa.
-Visto? La regina non vuole che tutto questo finisca a causa sua. Quindi ha chiesto aiuto a poche persone.- disse Cassandra.
Il palazzo reale era in cima a tutto. Grandi colonne bianche reggevano il tetto spiovente del portico, davanti alla reggia c'erano due fontane con statue di Drago che invece di sputare fuoco, sputavano acqua. Numerose cupole bianche sostituivano i tetti, da lontano si potevano ben notare, in rilievo, delle immagini.
Sophì si guardava attorno mentre salivano la lunga scalinata in marmo bianco, e proprio guardandosi attorno sbattè contro un uomo incappucciato. Sarebbe caduta giù dalle scale se l'uomo non l'avesse presa per una mano. Il contatto con quella mano le fece venire uno strano brivido alla schiena, era un contatto familiare e rassicurante. Non si dissero niente. Si guardarono per qualche secondo, o almeno Sophì cercava di capire chi ci fosse dietro quel cappuccio ma scorse solole sue labbra che si curvavano in un leggero sorriso. Ad un certo punto l'uomo corse giù dalle scale senza voltarsi e chiedere scusa.
-Che gente che circola, mamma mia...- commentò Hess indignato -Se sapesse chi sei non si sarebbe comportato in quel modo.- guardò la principessa.
-Non fa niente. Mi ha ringraziata a modo suo.- disse Sophì un pò scossa.
L'interno del palazzo era stranamente sobrio. Enormi colonne bianche torreggiavano nel lungo corridoio e reggevano il tetto a volta a sesto acuto. Gradi vetrate occupavano le pareti e numerosi arazzi pendevano tra una finestra e l'altra. Solo il pavimento si distingueva da tutto il resto per le pietre preziose che lo abbelliva: occhio di tigre, rubini e zaffiri. Tutte erano intagliate per formare un enorme mosaico che rappresentava uno splendido uccello dalla lunga coda.
Seguirono il corridoio, Cassandra in testa, e arrivarono alle porte della sala del trono. Era enorme, bianca come tutto il resto. Splendide immagini in rilievo rappresentavano uccelli, cervi, piante. Attorno come una cornice, motivi elfici complessi sembravano chiudere il quadretto rappresentato sui battenti.
Sophì la fissò attonita, colpita dalla bellezza e dall'impegno che gli elfi avevano impiegato per tale capolavoro. Fu riportata alla realtà dalla voce di Cassandra che li esortava ad entrare. La principessa era emozionata, avrebbe conosciuto la sovrana di una razza leggendaria, emblema della giovinezza eterna e della bellezza.
Appena entrati, si guardarono attorno. Sophì rimase ancora più stupita. Prima di posare lo sguardo sul trono e su chi vi era seduto, la ragazza si guardò attorno. La sala del trono era simile a quella precedente con l'unica differenza che un lungo tappeto blu con ricami d'argento guidava chi entrava al trono. Le finestre avevano vetri colorati e ognuno rappresentava un animale, un unicorno che aveva il corno molto più lungo e leggermente ricurvo verso l'alto, un Drago azzurro, una Fenice e un Grifone.
-Quelli sono i quattro animali sacri che aiutarono gli elfi nella guerra Ciclica. Quel cavallo è un Keratolos e non un Unicorno. A differenza dei loro cugini non sono mansueti, gli elfi li addestrano per le battaglie. Quello è un Drago, aiutò gli elfi usufruirono del loro aiuto e quello dei cavalieri. Poi c'è la Fenice che rappresenta la rinascita di questa stirpe. Il Grifone aiutò gli elfi sempre nella guerra.- spiegò Cassandra indicando ogni animale mentre spiegava alla principessa.
Una guardia li invitò a proseguire, evidentemente la regina voleva parlare con loro. Sophì alzò lo sguardo, curiosa di sapere come fosse la regina. La tristezza le attanagliò il cuore. La regina non era come si aspettava. I capelli erano bianchi, simili a quelli degli altri elfi ma più opachi. Erano tenuti sciolti, lisci e lunghi. Sulla testa era poggiata una corona d'argento abbellita con forglie d'alloro argentate. Il volto della sovrana lasciava trasparire la sua antica bellezza, una bellezza invidiabile. Le rughe le attraversavano il volto ma gli occhi azzurrissimi mantenevano la loro vivacità. Le lunghe orecchie a punta avevano diversi orecchini d'argento. L'abito consisteva in una tunica bianca con ricami argentati che rappresentavano fiori di vario tipo. NUmerosi bracciali d'argento tintinnavano ai polsi della regina e la mano destra stringeva uno scettro d'oro.
Sophì non sapeva cosa dire e fece ciò che gli altri avevano fatto: inchinarsi al cospetto di quella creatura che aveva mantenuto la sua autorevolezza anche in quelle condizioni. Spostò lo sguardo su Cassandra e poi su Hymeh, la Strega era attonita e fissava la regina con incredulità. Inaspettatamente si alzò e corse dall'elfa, le guardie non si mossero e la donna potè stringere tra le proprie mani quelle esili della regina.
-Oh amica mia! Cosa ti è successo? La vecchiaia è giunta troppo in fretta?- esclamò la strega con peoccupazione.
La regina la guardava con comprensione, un'ombra di tristezza velò i suoi occhi vispi -Una maledizione è caduta sul mio trono.- rispose -Alzatevi voi. Siete amici delle due streghe, siete anche amici miei.- disse. La sua voce risuonava nella sala con strema dolcezza, sembrava una nenia che riempiva il cuore di pace.
Anche Cassandra si era avvicinata all'elfa e insieme all'aiuto di Hymeh l'avevano aiutata a rialzarsi dal suo bianco trono. Subito lo sguardò della regina si era posato sui due Angeli Neri, cercò di dire qualcosa ma sembrava preferir tacere, osservò più a lungo Hess e poi ricordò -Sei un parente del principe Dargor?- chiese.
-Io? Si.. maestà.- disse il diretto interessato con imbarazzo, la presenza di quella creatura gli incuteva soggezione e timore reverenziale.
L'elfa sorrise benevola -Salutami il principe.- disse - E digli che non lo ringrazierò mai abbastanza per quello che ha fatto per noi.-
Sophì continuava a fissarla a bocca semi aperta, Dargor era stato a Saros e aveva aiutato gli elfi, questa cosa le interessava e sperava di scoprire qualcosa di più sul suo conto. Ma nessun'altra cosa che dicessero riguardava il principe. Poco dopo la regina posò lo sguardo anche sulla ragazza -Un Angelo Bianco...- mormorò -Chi sei, mia cara?- chiese sorridente.
-I..io sono Sophì, la principessa erede al trono di Erian.- rispose Sophì tutto d'un fiato, una grande ansia aveva iniziato a muoversi nel suo animo e non ne conosceva il motivo.
-Erede al trono, allora sei la figlia di Akron e Menelit.- riflettè l'elfa. Poco dopo porse la mano alla ragazza -Io sono Iljia, la regina di Galatea. Benvenuta principessa Sophì, sono davvero felice che anche la figlia dei miei due amici sia venuta a Saros.-
La principessa sorrise a sua volta più sollevata e le strinse la mano.
Hymeh continuava a fissare la regina con preoccupazione -Che tipo di maledizione è caduta sul trono?- chiese.
Iljia si voltò e il suo sorriso era mutato in qualcosa che lasciava trasparire rabbia e tristezza -Quello che resta di me è solo la saggezza, vecchia consigliera. La mia ingenuità, giovane e solare è stata separata dalla sua sorella. Ma la saggezza ha un fine e con la sua fine giungerà anche la mia.- spiegò - GLi elfi alchimisti hanno recuperato la mia ingenuità e l'hanno risposta in uno specchio affinchè si conservi.-
Questa parola fece tornare in mente l'obiettivo iniziale per cui erano andati lì ma la strega non disse niente, voleva sapere altro, inoltre Nixon ed Hess erano con loro e non potevano far sapere la vera funzione dello specchio.
-Lo specchio è nella sala del consiglio.- spiegò con tono grave -Voglio indietro questa mia parte ma non mi è possibile perchè nessuno conosce il modo di rompere lo specchio senza disperderne il contenuto. Nemmeno gli alchimisti migliori.- faceva scorrere lo sguardo su tutti lentamente.
-Credo che un modo ci sarebbe.- disse Cassandra improvvisamente -Il nostro maestro. Aveva detto che ci avrebbe raggiunti quì a Saros.-
-E infatti eccomi quì.- disse una voce roca e profonda, il vecchio mago Ahti era apparso dall'ombra di una colonna, la barba bianca e gli occhiali a mezza luna sul naso aquilino, era alto per essere anziano. Gli occhi limpidi guardavano con gaiezza i presenti e si soffermarono su Hymeh con particolare apprensione -Stavo proprio aspettando il momento giusto per farmi vedere.- si scusò.
Hymeh corse subito dal suo mentore per abbracciarlo con affetto -Sono felice di vederla!- esclamò con le lacrime agli occhi.
Il vecchio mago ricambiò la stretta più che mai -Mi dispiace non esserci stato in questo periodo.Cassandra mi ha riferito molte cose e io sono quì per aiutare anche te.- disse con un sorriso -E ora occupiamoci della regina Iljia che ha la precedenza.-
Sul volto dell'elfa si illuminò una leggera speranza -Seguitemi.- disse avviandosi -Vi farò vedere lo specchio.-
La sala del consiglio era ampia e circolare e al centro c'era un enorme tavolo rotondo di cristallo puro. Numerose decorazioni elfiche abbellivano l'oggetto e al centro c'era un sole costituito da oro e occhio di tigre incastonati come un mosaico. Il soffitto era un arco a sesto acuto e numerose decorazioni lo abbellivano. Le pareti erano sempre bianche, come tutto il resto della struttura.
Poco lontano dall'entrata c'era un oggetto ovale ricoperto da un panno bianco. La regina Iljia gli si avvicinò e tolse il panno.
-Questo è lo specchio di cui vi parlavo. Guardate al suo interno.- disse.
-Non è possibile...- mormorò Cassandra stupita. All'interno dello specchio c'era una giova elfa, molto bella, dagli occhi vivi e chiarissimi, gli stessi occhi della regina. I lunghi capelli argentei erano circondati da una corona di rose bianche e una tunica dello stesso colore le ricopriva il corpo. Dietro di lei c'erano rovi pieni di spine, sembravano intrappolarla. Guardava i presenti con nostalgia. Sembrava implorare silenziosamente di essere liberata ma non dava alcun segno di volerlo.
-Ho già mandato una persona a cercare un alchimista specializzato in specchi di questo tipo e spero che torni presto.- disse Iljia.
Hess ebbe quasi un'illuminazione -Per caso indossava un mantello da viaggio?- chiese, l'elfa annuì. -Lo abbiamo incontrato mentre venivamo quì e per poco non buttava giù dalle scale la nostra Sophì.- spiegò.
-Hess ti prego. Non fa niente.- disse la principessa sentendosi chiamata in causa -Mi ha chiesto scusa a modo suo, non parliamone più. Andava di fretta infondo.-
Il vecchio mago scrutava lo specchio da vicino con occhio attento, con una mano lisciava la lunga barba e rifletteva -Credo che si possa fare qualcosa. Penso che una maledizione al contrario possa combattere quella attuale.- disse.
Sophì guardò il mago con attenzione. Ahti continuò -E' una maledizione che ha effetti contrari a quella imposta in precedenza. Mentre questa ha scissato le due parti, la contraria dovrebbe innvece imporre un'unione eterna ed è più forte.- spiegò.
Iljia sorrise -Sarete miei ospiti a palazzo, spero che vi troverete bene! Cealte, guidali alle loro camere per favore.- disse con allegria improvvisa. Una giovane elfa dai capelli argentei entrò nella sala del consiglio, un furetto dalle numerose sfumature marroni torreggiava sulla sua spalla e guardava con espressione furba i presenti. Cealte si inchinò con educazione -Seguitemi, onorevoli ospiti.- disse con voce argentina.
-Sono Cealte, la consigliera della regina. E questo è Flick, il mio furetto. Quasi tutti gli elfi possiedono un animale di questo tipo.- spiegò.
Sophì non resistette a lungo e prese in braccio il furetto, questo non si lagnò e si lasciò accarezzare senza problemi e poi si posò sulla spalla della principessa.
-Siamo arrivati.- annunciò l'elfa.
Le loro camere erano degne di un re. Cassandra, Hymeh e Sophì erano in camera insieme e la loro stanza affacciava su un panorama davvero meraviglioso. Si vedeva il mare, calmo in quel periodo, e i numerosi percorsi dei fiumiciattoli tra le strade della capitale. Il balcone era abbastanza grande e c'era un gazebo molto elegante al centro. Sotto di esso erano riposti dei divanetti e un tavolino.
I letti a baldacchino erano morbidissimi e le lenzuola calde e piacevoli al tocco. C'era una stanza dedicata alla toilettatura e alla cura personale, era molto ampia e vantava di una vasca ad acqua calda e un gran numero di saponi e creme varie. Le mattonelle erano azzurro chiarissimo e al centro avevano ognuna una pianta diversa, un fiore o un animale. L'atmosfera era piacevole.
La principessa visitò anche la camera dei ragazzi e poi decise di andare a vedere il mare, che non aveva mai visto in vita sua.
Rientrò in camera per prendere qualche panno in caso cui avesse fatto il bagno e notò la sua tutrice. Si stava specchiando allo specchio appeso al muro con aria truce. Gli occhi chiari indugiavano sulle vesti nere e bianche che indossava per poi posarsi sul ventre leggermente gonfio, si passò una mano e sospirò. Nixon le aveva fatto proprio un bel regalo.
Alla principessa dispiaceva molto vedere la Strega Bianca comportarsi così e le si avvicinò con un pò di circospezione, sapeva che quando era nervosa la donna preferiva esser lasciata in pace -Qualcosa non va?- chiese titubante.
Dapprima la strega non sembrò ascoltare ma poi si voltò con espressione del tutto neutra, rispecchiava un turbinio di emozioni contrastanti oppure esprimeva solo rabbia e perplessità -Tutto bene.- rispose atona.
La situazione era alquanto inusuale. Un insolito silenzio era piombato tra le due e la principessa si sentiva stranamente a disagio, cosa che non le era mai successo -Bene. Io vado a vedere il mare. Da lontano mi è sembrato molto bello e volevo darci un'occhiata da vicino. Vuoi venire?- chiese insicura.
Hymeh continuava a fissarla con la stessa espressione di prima, diede un'ultima occhiata allo specchio e poi -Va bene.- rispose come se si fosse ripresa da un periodo buio. Prese anche lei dei panni di ricambio e un cesto, Sophì rimase incuriosita -Aspetti quì.- disse la donna. Poco dopo tornò con Cassandra che parlava vivacemente.
-C'è una fonte di acqua dolce delimitata da alcuni scogli, se si va un pò più avanti l'acqua dolce si mescola con quella salata del mare.- spiegava concitata -Viene anche la principessa?- chiese.
-Si. E' stata lei a chiedermi di andare al mare.-
-Oh, bene.- il sorriso dell'Incendiaria si fece sadico -Allora le insegneremo un paio di cosette sulla toilette di noi donne.- gongolò allegramente.
Sophì la fissava curiosità aggrottando la fronte.
ll luogo in cui arrivarono era davvero bello, peccato che non si vedesse il mare a causa degli scogli alti. Dal rumore tonante si capiva che il mare era in burrasca, come la maggior parte dell'anno, le onde sbattevano contro gli scogli con violenza e schizzi di spuma bianca si alzavan in aria.
-Questo è il posto migliose quando il mare è in burrasca.- spiegò Cassandra.
-Anche io vengo quì spesso.- disse Hymeh perplessa.
La principessa era rimasta a bocca aperta, anche quel posto era davvero bello: a terra c'erano sassi e non sabbia, inoltre l'acqua era alta qualche piede già all' entrata. L'acqua era limpidissima e calma. La piccola baia era alimentata da una cascata laterale che si gettava spumeggiante nell'acqua rendendola dolce.
Sophì era indecisa se buttarsi o no. Le due donne non ci pensarono due volte, si tolsero i vestiti e si buttarono schizzando acqua ovunque tra una risata e l'altra.
-Che fa? Non ci raggiunge?- provocò Cassandra con un ghigno malevolo -Ha paura per caso?-
Ma Sophì era davvero indecisa, si sentiva a disagio perchè non aveva mai fatto il bagno con nessuno se non con sua madre da bambina.
-Si vergogna?- indovinò Cassandra con ironia.
La principessa sorrise un pò e annuì.
-Ooooh, allora dobbiamo girarci perchè sua maestà si vergogna.- continuò ironica Cassandra, si stava divertendo un mondo. Poi però prese una mano della ragazza e se la tirò in acqua con tutti i vestiti, la principessa urlò all'improvviso. L'acqua era fredda e la sentì sulla pelle come una lama affilata, i capelli zuppi le ricadevano sulla faccia, tremava.
-Ha freddo perchè non si leva i vestiti, su! Mica muore se fa un piccolo bagno?- continuò Cassandra ridendo.
Hymeh fissava l'amica sbigottita -Non hai esagerato?- chiese.
La rossa le scoccò un'occhiata severa -Non esagero mai, io!- rispose.
Alla fine Sophì si tolse i vestiti e le cose andarono meglio. Cassandra aveva iniziato a parlare del più e del meno con la Strega Bianca mentre preparava unguenti strani e che emanavano un piacevole profumo di fiori e simili.
-Secondo me Nixon ha perso la testa per te.- iniziò Hymeh che spalmava sui capelli bagnati una crema bianca -Non smette mai di guardarti. E mi sembra strano per uno come lui.- era seduta sulla riva, il pettine vicino a lei.
Cassandra scoppiò a ridere -Ma da quando ti piace spettegolare?-
-Scherzi a parte Cassandra...-
-Io non penso che Nixon sia cattivo.- intervenne Sophì -Ho parlato con lui quando ha litigato con Hess.-
Cassandra si affiancò a Hymeh e si occupò anche lei dei capelli rossi -A tutti va data una possibilità. E sinceramente, questo tizio nemmeno mi interessa. Ho un compito da portare a termine e non posso distrarmi.-
Hymeh la fissava cercando di capire, forse quel compito si riferiva sempre alal congiura di Wandarer.
-Ma parliamo d'altro.- disse Cassandra.
Passarono il pomeriggio a fare la toeletta e la principessa aveva iniziato a trovarla piacevole. Era anche un momento in cui discutere e aveva imparato a conoscere meglio la sua tutrice e i suoi gusti. D'un tratto si era sentita una donna vera sebbene mancasse qualche altro anno per diventare come le due streghe. Iniziò a chiedersi se Dargor si riferisse proprio a questo quando le aveva detto di voler trovare una donna matura al suo posto quando si sarebbero reincontrati.
Aveva trovato l'alchimista e stava ritornando a Saros con lui che lo seguiva. Sperava di risolvere presto il problema e ritornare così alle sue occupazioni. Il cavallo nero sbuffò e scose il capo. Il mantello da viaggio volteggiava ad ogni passo del quadrupede e le tracce dell'autunno diventavano sempre più marcate sebbene il clima restasse sempre piacevole. Era indescrivibile la fiducia che la regina Iljia riponeva in lui, appena arrivato a Saros gli aveva affidato un compito.
Dopo aver accompagnato l'alchimista nel suo alloggio si recò alla locanda, era rischioso stare alla reggia.