Capitolo 14
La faccenda dei Troll aveva scombussolato tutti. Inoltre c'era una notizia ancora più grave, ed era proprio questa quella più importante. Il mattino seguente si svegliarono tutti di cattivo umore. Nixon però sembrava più vivace del solito, preparava da mangiare al posto di Hess, nutriva i cavalli e li strigliava, e il tutto a gran velocità. Spesso lanciava occhiate all'Incendiaria aspettandosi di attirare la sua attenzione su di sè. Ma Cassandra era occupata a parlare con Hymeh e a darle consigli -Questi sranno i mesi più pesanti per te, amica mia.- diceva -Devi andare al più presto dal nostro mentore, lui saprà cosa fare. Penso che lo incontreremo a Saros. Basta camminare al margine della foresta per ridurre il viaggio di due giorni.- riflettè.
-Allora condurrai tu il viaggio.- concordò Hymeh. Sembrava più sollevata del solito anche se era abbastanza irritabile -Ma qual era la brutta notizia che volevi darci?-
Il volto di Cassandra si trasformò in una maschera di tristezza -Gli Elfi di tutto il regno di Galatea stanno attraversando un brutto momento.- disse sospirando -Ahimè, che orrenda maledizione è caduta sul trono! La regina Ilja non se ne vede affatto bene.-
Sophì ascoltò con interesse, lo stesso fece Hess -Cosa è successo alla regina?- chiese preoccupato.
Cassandra lo fissò con compassione -Non ho il permesso di divulgare alcun avvenimento al di fuori di Saros.- rispose -Ma vedrete con i vostri stessi occhi appena saremo arrivati.- scoccò uno sguardo alla principessa e sorrise -L'arrivo a Saros cambierà qualcosa in ognuno di noi.- si alzò e iniziò a incamminarsi verso la boscaglia.
-Cambiare qualcosa in ognuno di noi?- riflettè Sophì.
-Sono concetti molto difficili da comprendere, principessa, non si scervelli per così poco.- disse Hymeh riprendendo a bere la sua ciotola di latte.
Il viaggio procedeva tranquillo, Terra li seguiva dall'alto facendo piroette e tenendo d'occhio il sentiero. La giornata non poteva essere una delle migliori, il sole era alto e splendeva e l'atmosfera era calda per essere vicini all'autunno. Anche se erano ai margini della foresta, alcuni alberi mostravano già i segni del cambio di stagione, alcune foglie stavano ingiallendo e i fiori erano davvero pochi.
Qualche animale della foresta faceva capolino, altri fuggivano sentendo i ruggiti del Drago nero.
Sophì sembrava davvero stupita per tutto quel verde ma soprattutto per la vita che cresceva rigogliosa nella foresta. Di lì a due giorni sarebbero arrivati alla capitale elfica in due giorni di viaggio.
La principessa aveva letto molte cose su quella città e ora era curiosa di vederla. La madre gliel'aveva descritta come una grande fortezza bianca, le cui pareti brillavano alla luce del sole e le acque che la circondavano rendevano quel luogo magico.
Tutta Galatea era un regno ricco d'acqua, tutte le città elfiche avevano i propri ruscelli e le proprie cascate.
Decise di riposare per qualche ora. Ira Tenax era stanchissimo, lo aveva spronato al massimo e aveva ridotto il viaggio a tre giorni di marcia. Lungo il tragitto aveva incontrato un lago dalle acque limpidissime così decise di fermarsi e fare una sosta. Decisione che fu subito gradita dallo stallone nero.
Dargor raccolse qualche ramo per preparare un falò, lo accese e subito dopo si tolse i vestiti, aveva bisogno di un bel bagno che lo facesse sentire meglio. L'acqua era gelida, ma il clima della zona era abbastanza caldo. Non curante del freddo dell'acqua, il principe si immerse con decisione, il freddo lo svegliò all'istante. Ora si sentiva molto meglio, i muscoli indolensiti parvero rinascere e la testa si era alleggerita. Aveva tenuto fisso nella sua mente solo l' itinerario da seguire e nulla di più. Ora tutti i pensieri e le preoccupazioni gli bombardarono la mente come numerose catapulte nemiche e solo ora si rese conto che la situazione era ben più pericolosa di quanto avesse creduto: Erian sotto assedio nemico, un defunto tornato in vita pronto a vendicarsi e solo la vera Magia Bianca poteva distruggerlo completamente. Cassandra aveva trovato in Sophì la fonte della Magia pura, ma il principe era molto scettico in ciò. Sophì non aveva mai impugnato un'arma e l'idea di vederlglielo fare sembrava ridicola ma allettante allo stesso tempo.
Sorrise un pò bagnadosi i capelli, osservò il suo riflesso nell'acqua, sembrava un barbone, si era davvero trascurato per quei giorni. Appena arrivato a Saros si sarebbe prima preoccupato di sistemarsi un pò e poi avrebbe pensato al resto.
Socchiuse gli occhi assaporando ogni secondo di quella pace innaturale e quel clima così piacevole, ad Argor se lo sognavano un posto come questo. Ma già da tempo aveva alcune idee per migliorare il luogo, sorrise un pò pensando a come sarebbe potuto venire quel posto apportando le modifiche necessarie.
Nel buio che aveva davanti agli occhi chiusi, il bel volto della principessa sorrideva con dolcezza, il suo ricordo lo travolse con le sensazioni che avvertiva quando era con lei. Sentiva ancora il suo profumo e il tremito delle labbra di lei quando l'aveva baciata, la sua indecisione su cosa fare e il suo imbarazzo. Un brivido gli attraversò la schiena, non sapeva se per il freddo o per qualche altro motivo.
Richiamò le grandi ali nere deciso a dare una bella pulita anche alle piume, erano crespe e poco voluminose rispetto allo splendore che avevano sempre, si, si era davvero trascurato in quei giorni e doveva rimediare.
I due giorni di marcia volarono come foglie al vento e la città di Saros si stagliò davanti agli occhi dei viandanti come una luminosa pietra bianca esposta ai raggi del sole, la luce era intensa e da sopra la collinetta gli occhi di chi guardava rimanevano affascinati. La città era praticamente attraversata da numerosi canali, gli alberi crescevano rigogliosi e si arrampicavano ovunque. Il marrone dei tronchi, l'azzurro cristallino delle acque e il verde delle fronde erano i colori principali. Le case bianche, le piazze e le terrazze erano delle macchie luminose ma questo bastava.
Sophì rimase estasiata nel guardare quello spettacolo, gli Elfi erano creature straordinarie e si spostavano su imbarcazioni lunghe e strette, tutte bianche abbellite da decorazioni dorate. Volgendo lo sguardo oltre quello spettacolo, il mare azzurro si stagliava immenso fondendosi con l'azzurro del cielo.
-Il mare...- mormorò a principessa incantata, gli occhi azzurri fissavano quell'immensa distesa d'acqua che a quella distanza non sembrava tanto grande.
Si rimisero in marcia e raggiunsero Saros dopo poche ore. All'entrata c'era un grande colonnato in pietra bianca, statue di Draghi accovacciati di alternavano dopo tre colonne sormontate da travi. Osservavano i viandanti con le loro orbite vuote, con le fauci spalancate nell'atto di sputar fuoco.
Mentre guardavano il luogo, Terra atterrò accanto a loro con delicatezza.
In mezzo a tutto quel bianco, il nero di una grande statua di un unicorno impennato spiccava nel suo splendore. Era al centro della piazza e dietro di essa si ergeva una grande costruzione. Tre gradini la sollevavano dal terreno e le colonne reggevano il tetto spiovente. Al centro della costruzione c'era un passaggio per i carri. Tutto era bianco. Sulle architravi c'erano numerose metope che rappresentavano la storia di Galatea in rilievo, tra un fregio e un altro, i fregi creavano delle piacevoli pause.
Sophì rimase a bocca aperta, quella costruzione era immensa eppure era così armoniosa da non sembrare affatto scolpita nella pietra. Le splendide colonne le reggevano con tanta facilità che non sembravano risentire del peso dell'enorme tetto.
Ai lati della piazza c'era acqua, era un lago ed era alimentato da due grandi cascate laterali. Le acque del lago erano così trasparenti che si vedevano i pesci nuotare.
Ad un certo punto una persona armata di tutto punto li fermò, era un uomo. Sophì lo guardò meglio con stupore: lunghe orecchie a punta fuoriuscivano dai capelli argentati, gli occhi erano di un bel colore verde, i lineamenti del volto erano eleganti e quasi statuari, era un Elfo. L'armatura era bianca e oro, le decorazioni erano molto elaborate e una lunga lancia
L'uomo parlò in una lingua che la ragazza non comprendeva ma Cassandra gli rispose come se quella fosse sempre stata una sua seconda lingua. Indicò prima la principessa e poi Hymeh, l'elfo le rispondeva annuendo poi guardò il Drago e disse qualcosa. Al che Cassandra guardò sia Sophì che Hess -Non può entrare in città, è troppo grande. In compenso può andare nelle scuderie e verrà accudito come un ospite merita.- disse.
La pincipessa scambiò una rapida occhiata con Hess e poi annuì a malincuore, non voleva separarsi da Terra ma non poteva nemmeno portarlo in città.
Così il Drago fu portato nelle scuderie mentre il gruppo passò oltre la costruzione per immergersi in un mondo completamente diverso da quello che conoscevano.
La città altri non era che un insieme di case immerse nel verde, i suoi abitanti indossavano tuniche dai colori pastello, quasi tutti portavano ornamenti d'oro come diademi e orecchini, bracciali e cavigliere. I capelli erano quasi sempre argentati, lisci e lunghi e i loro volti ovali e cordiali. Numerosi animali gironzolavano per la città come scoiattoli e procioni. C'erano uccelli di tutti i colori e un gran numero di cavalli bianchi trainava carri e carrozze.
Le vie della città salivano verso l'alto andando nella parte interna, verso un palazzo immenso sormontato da numerose cupole bianche. Andando verso il basso, i vialetti conducevano al porto di Saros. Ogni tanto dei ponticelli bianchi collegavano le varie sponde. Numerose barche erano legate ai paletti mentre altre circolavano nei canali. Numerose cascate attraversavano la città, era qualcosa di unico e stupefacente.
Sophì rimase a guardare quello spettacolo con stupore, era incredibile osservare quanta armonia ci fosse in quelle bianche costruzioni e la natura che le corcondava. Sembravano fondersi in un unico grande quadretto.
-Ed eccoci a Saros, la capitale di Galatea. E' persino più grande di Erian, la capitale del vostro regno, principessa.- disse Hymeh. Per l'ennesima volta tornava in quella cità e ogni volta ne rimaneva affascinata, sedotta da quell'immensa bellezza architettonica. Poi volse lo sguardo all'Incendiaria -Dunque, che disgrazia si sarebbe...-
-Shh! Non dirlo in giro! Loro non sanno niente!- disse Cassandra allarmata -Pare che la regina abbia dato disposizione di mettere tuttoa tacere. Ora andremo in una locanda per riposare, quando ci saremo ripresi andremo alla reggia.-
-Mi sta bene.- rispose Sophì -Così ci parli del problema nella locanda.-