CAP-12
-Quelle erano Pùroslatan.- affermò Rhodesia, le braccia incrociate al petto, l'espressione risoluta che alludeva ad un "te lo avevo detto".
Dargor non faceva caso all'espressione allibita dell'Amazzone -Ne è valsa la pena, comunque. Sono riuscito a prendere questa.- disse mentre prendeva un lungo fagotto di stracci. Al suo interno c'era Slangadar Va, Dargor aveva preferito proteggerla da evetuali urti anche se sapeva ,per esperienza, che quel tipo di spade non si rompeva facilmente.
Rhodesia osservò gli stracci con curiosità. La sua espressione mutò rapidamente in meraviglia quando il principe sguainò la splendida spada dalla lama perlacea. Il ragazzo la guardò con attenzione come se volesse esaminarla e testare tutte le sue capacità. Quello che sapeva di queste spade era che nessuno poteva usarla come voleva.
La lama era rosa perla e brillava alla luce delle candele, l'elsa era di color oro e un gran numero si simboli elfici scorrevano lungo la lama, su di essa sarebbe stato inciso magicamente il nome del futuro proprietario, questo doveva essere scelto dalla spada stessa. Per questo motivo l'Angelo Nero si limitava a esaminare la bellezza di quell'arma fatale. Era più piccola e leggera della sua spada smeraldina, Dornic Va, la spada del ghiaccio. Era anche più maneggevole, perfetta per colei che avrebbe dovuto utilizzarla.
Con sorriso soddisfatto, la ripose al suo posto. Rhodesia parve entusiasta e iniziò a fargli mille domande, ma l'unica risposta che ottenne era un -Non sono ancora sicuro di quello che sto facendo. Può essere pericoloso. Ma se servirà per una buona causa allora vada fatto.- la donna era rimasta delusa da questo ma gli chiese di esaminare anche lei la spada.
-E' stata fatta con maestria davvero ammirevole. Il suo materiale ha la stessa consistenza delle squame di Drago, ma è flessibile e leggera. Assomiglia molto alla tua spada, lo sai?- ad un certo punto si bloccò, gli occhi erano sbarrati e fissava il principe con improvvisa attenzione -Thieri Va, vero?- mormorò con timore reverenziale.
Dargor sorrise e sguainò la sua spada smeraldina, la sua lama brillava come le stelle in una notte senza luna. Si alzò e posò la spada sul tavolo al centro della camera, chiese a Rhodesia di fare lo stesso. Così le spade erano l'una accanto all'altra, due sorelle, uguali ma di dimensioni e colori diversi. L'una più grande, robusta e pesante, l'altra più piccola, snella e leggera. Sembravano emanare qualche strano potere perchè la loro lama brillava leggermente di luce propria.
-La famigliola è riunita.- ammiccò il principe osservando le spade con interesse, rifletteva, il dito sul labbro e il gomito appoggiato sul braccio piegato su un fianco -Ghiaccio e fuoco.- mormorò riflessivo.
Rhodesia parve non capire, fissava il biondo con attenzione. Sapeva che quelle non erano spade comuni, avevano poteri particolari. Erano state costruite dagli Elfi di Oraria. Lì si lavorava l'oro ma c'erano anche costruttori di armi davvero incredibili. Quelle spade avrebbero dovuto essere nelle mani di Cavalieri dei Draghi dai poteri immensi, eppure erano lì davanti ai suoi occhi, magnifiche nel loro splendore. Sapeva anche che in tutto erano 5 e che ognuna aveva un potere
particolare e aveva effetti diversi sui loro possessori.
-Volevo chiederti una cosa.- la donna fu interrotta dal richiamo del principe. Il ragazzo aveva in mano una
sacca per oggetti, al suo interno qualcosa tintinnava delicatamente, sembrava che ci fosse del vetro.
Dapprima l'Amazzone lo guardava sospettosa ma poi annuì -Dimmi tutto.-
L'Angelo Nero estrasse dal sacchetto di pelle una delle pietre cremisi -Questa si può lavorare?- chiese, notando l'espressione perplessa della sua interlocutrice si chiarì -Posso ottenere qualcosa che possa essere indossato? Un ciondolo, insomma.-
-Ah! Non avevo capito, perdonami. Beh, si. E' granato rosso, lo hai trovato sul monte Kalnac? La cosa strana è che non è granato comune, può inglobare in sè incantesimi particolari, come maledizioni e incantesimi di difesa o disillusione.- spiegò -Probabilmente a causa della spada che hai preso. Dove li hai trovati?-
-Nella grotta della spada. Prima che usassi il Tanai Anhra brillavano dall'interno, poi si sono irrigidite e toccandole si sono staccate dal loro posto.- spiegò.
Rhodesia sorrise -Sono pietre comuni e, se vuoi, puoi incantarle e farne dei talismani. E comunque si, puoi farle intagliare da qualcuno. Vai a Saros, la capitale degli Elfi, c'è una grande fonderia dove lavorano anche pietre preziose. Ci lavorano i Nani e sono bravissimi. Loro scolpiscono e intagliano e gli Elfi li aiutano a dargli la forma desiderata, non ti accorgerai nemmeno da chi siano state lavorate.- sorrise -A chi devi regalare il
ciondolo?- guardava il giovane davanti a lei con maliziosa curiosità. L'Angelo Nero era in difficoltà e si guardava attorno circospetto -Per una persona.- rispose sulle sue -penso che un pò di riservatezza sia mia di diritto no? E comunque avevo intenzione di regalarne uno anche a te, sono in debito per quella pozione.- sorrise poi.
-Lo dici solo per non farmi arrabbiare?- chiese la guerriera con un sorrisetto speranzoso.
Dargor quasi scoppiò a ridere -Certo che non scherzo! Insomma, mi sei davvero utile soprattutto perchè hai accettato di aiutarmi.- disse continuando a sorridere -Quindi mi aspettano ben 6 giorni di viaggio. Meno male che ci sono dei villaggi lungo la strada.-
-Vuoi partire già?- esclamò la donna quasi sconvolta -Non ti fermi un altro pò?-
Stavolta però il principe fulminò con lo sguardo Rhodesia, o almeno sembrò perchè il suo tono era quello di sempre -Il tempo stringe, due anni. Abbiamo solo due anni di tempo e sarebbe meglio dosare bene il tempo.- spiegò quasi la cosa fosse segreta -Mi dispiace, magari resterò di più appena la situazione sarà migliorata. Ho ricevuto indicazioni precise.- si ricordò della sera prima dell' attacco al castello di
Erian.
Stava scrivendo una lettera ai suoi genitori, come al solito. La penna si muoveva freneticamente sulla pergamena lasciando scie di inchiostro nero al suo passaggio. Ogni tanto il suo proprietario si voltava a guardare fuori dalla finestra, il cielo era limpido sebbene la stagione estiva stesse quasi per finire. Era
agosto e il tempo era quasi sempre sereno. Le stelle brillavano come diamanti incastonati in una parete scura, la luna non c'era costringendo i viandanti a fermarsi e ad accamparsi.
Il giovane riprese a scrivere raccontando tutto quello che faceva, la spada era al sicuro al suo fianco, scintillante come sempre. Il capo era chino sul foglio e i capelli biondi gli ricadevano davanti coprendo gli splendidi occhi azzurro chiaro. Appena ebbe finito posò il foglio nella busta e la sistemò in uno dei cassetti della scrivania.
Si alzò e si stiracchiò. Si sciacquò un pò nella ciotola piena d'acqua bagnando il viso e un pò i capelli, cercò più volte di ordinarli ma era inutile: ciuffi ribelli sguizzavano quà e là sfuggendo selvaggiamente alle mani. Dopo aver provato ancora una volta decise di rinunciare, non avrebbe mai potuto impedire ai suoi capelli di cambiare natura. Prese una decisione saggia, andare a dormire.
Posò la spada vicino al letto, sempre a portata di mano se ci fosse stato bisogno. Preparò le coperte e, mentre stava per coricarsi, uno sbuffo di fumo roseo riempì la camera. D'istinto il giovane sguainò la spada smeraldina e attese. Ma nulla accadde. Di fronte a lui apparve una donna dai capelli rossi, il vestito era elegante e di un color cremisi, splendeva leggermente alla luce delle candele. La donna osservava Dargor con interesse, avanzò lentamente
fissando il giovane negli occhi, sembrava leggergli all'interno.
-Non tema, principe di Argor, il mio nome è Cassandra e sono una Sibilla.- disse con voce solenne inchinandosi leggermente in segno di rispetto -Sono quì per mandarle un messaggio. La prego, mi ascolti e faccia in modo da parlarne anche con la mia amica, la Strega Bianca.-
Dargor non comprendeva, come faceva quella donna a conoscere Hymeh? E cosa voleva da lui? -Che genere di messaggio hai da portarmi?- chiese ancora con la spada tra le mani.
Cassandra continuò ad avanzare verso il giovane con sicurezza, posò le mani su quelle dell'Angelo Nero costringendolo ad abbassare la lama -Non sono quì con cattive intenzioni.- spiegò. Lo invitò a sedersi sul letto e anche lei fece lo stesso, iniziò a fissare il giovane mentre parlava -L'arrivo dell'esiliato quì a Erian rappresenta un brutto presagio.- disse con voce lieve -E' stato mandato dal governatore della Nialmha. Egli è il fondatore di Argor e fu proprio lui a dare il suo stesso nome al regno.-
Il principe scrutava la rossa, sgomento, Nialmha significava Oscurità.
-Il capo è colui che ruiscì a domare la Nialmha e a permettere a voi Angeli Neri e ai Demoni di accedere al suo potere senza esserne corrosi. Conosce la leggenda di Argor, principe Dargor?- chiese.
Dargor pensò, si passò una mano tra i capelli dorati -Ne ho sentito parlare ma noi preferiamo non pensare al passato.- rispose.
-La sua storia è collegata a Erian, il regno dei vostri opposti, gli Angeli Bianchi. Argor era il sovrano assoluto di Erinorth e teneva sotto le catene numerosi Elfi e Angeli Bianchi. Tra questi c'era Erian, la fondatrice di questo regno. Ella era la schiava di Argor e subiva ogni genere di trattamento. Un giorno, stanca della situazione, Erian prese in mano la situazione. Complottò insieme agli altri schiavi, Elfi compresi, e promise delle terre ai Demoni in cambio della loro collaborazione. Sa, a quel tempo i Demoni girovagavano senza meta e venivano cacciati ovunque andassero. La proposta della coraggiosa donna li allettò a tal punto che accettarono senza esitazione.- disse Cassandra.
-Scoppiò una guerra?-
-Si. La prima Guerra Ciclica perchè coinvolse tutti. Tutti vi presero parte, tre razze contro gli Angeli Neri. Erian sconfisse il suo vecchio
despota perchè aveva risvegliato un'arma letale quanto antica. Non si sa quanto sia vecchia, ma la sua sete di giustizia era indiscutibile e il suo potere polverizzò coloro che sostenevano Argor con tutta l'anima. Pochi furono gli Angeli Neri che si erano schierati dalla parte degli insorti e furono proprio quelli a sopravvivere. Tra di essi c'erano anche dei componenti della famiglia di Argor. E penso che lei abbia il diritto di saperlo, questa cosa la riguarda molto da vicino, principe Dargor.- lo fissava con quegli occhi vermigli, sebbene fossero molto belli, lasciavano trasparire un barlume di potere, un potere che il giovane non riusciva a comprendere.
Cassandra riprese a parlare -Alcuni Angeli Neri non volevano prevalere sugli altri perchè mossi da pietà e li sostennero nella lotta contro Argor. Tuttavia, le fiamme della giustizia non riuscirono a bruciare l'anima di Argor ed ora essa è libera, libera di muoversi e agire. Pare che anche il corpo di Argor sia rimasto intatto ma nessuno riesce a trovarlo.-
-Sarà successo tantissimo tempo fa, addirittura millenni. Dovrebbe essere polvere.- disse l'Angelo Nero trovando questa cosa ridicola.
-La magia è qualcosa di straordinario. Essa è indipendente. E' come un essere vivente che decide chi punire e chi servire. La Magia Bianca ha la sua gemella opposta. La differenza sta nel tempo di apprendimento. La Bianca è molto difficile e ci vogliono anni per sapere tutto, ma spesso nemmeno il tempo ci permette di comprenderla appieno. La sua opposta, quella Oscura, è più facile da apprendere e ha un accesso quasi immediato. Ma il prezzo è molto alto. Essa si appropria dell'anima di chi la usa e se ne nutre fino a quando la sua vittima non si trova svuotata di qualsiasi sentimento che non sia violenza e crudeltà. Inoltre lo spirito di Argor è la Nialmha stessa perchè ormai si è conformato ad essa a tal punto da essere un'unica cosa. Non
potendo essere sconfitta, la magia Oscura continuerà ad esistere e, con essa, anche lo spirito di Argor.- continuava a scrutare il principe con attenzione.
Dal canto suo, Dargor ricambiava lo sguardo -Ma se è immortale come si fa..-
-Sta quì la prova. L'Oscurità non può essere battuta con semplici mosse, ci vuole la Magia Bianca allo stato puro. E gli Angeli Bianchi possiedono questo dono, ma solo pochi di essi. Erian possedeva il dono di risvegliare il guardiano, ma non aveva l'elemento fondamentale.- spiegò Cassandra -Inoltre, ad Argor non serve un corpo resuscitato. Può benissimo usarne uno in vita intrappolando lo spirito del possessore con una maledizione. Tuttavia, questo non è un metodo sicuro perchè lo
spirito prigioniero potrebbe risvegliarsi e cacciare l'intruso.-
-Ma cosa si può fare allora?- si passò una mano tra i capelli, nervoso.
-Cercare la fonte della Magia Bianca, cercare il possessore del dono e portarlo nella terra sospesa. Ho riconosciuto l'eletta e, lei, principe Dargor, ha il dovere di addestrarla e combattere al suo fianco per l'ultima grande guerra. Riunisca i Demoni sotto la sua spada, sotto la spada della prescelta e combatta con gli Elfi in nome di una pace
definitiva, combatta con gli Angeli Neri ormai stanchi per l'ultima guerra. Gli Angeli Bianchi verranno ingannati da false spiegazioni e combatteranno al fianco del male. Solo i più fedeli fuggiranno.- sembrava non avere più tempo, si alzò e salutò il principe.
-Quanto tempo ci vuole?- chiese lui.
-Due anni. Ma anche tre se tutto andrà per il meglio. Faccia tutto il possibile, lascio tutto nelle sue mani e nel suo buon senso.- e sparì come era venuta.
Da allora aveva deciso di andare dalle Amazzoni e chiedergli aiuto.
Viaggiavano da due giorni e si erano fermati a Moltern e facevano rifornimento. La prossima tappa sarebbe stata Fluminia, più a Sud, nei pressi del fiume Thoron e poi avrebbero dovuto attraversare la vasta Pianura di Selene e la pericolosissima Foresta Labirinto. Saros era proprio ai margini della foresta e vicino al mare. Era una città, non un villaggio, la sua immensità era unica e superava di gran lunga la grandezza di Erian. Gli elfi erano diventati numerosi dopo la prima Guerra Ciclica.
Moltern era un villaggio di modeste dimensioni, costruita su una collina, prospera. Le grandi
piantagioni di grano si estendevano per miglia, coloravano di oro il terreno.
Durante il percorso avevano avuto problemi con Hymeh, era stata male un paio di volte e passava le notti in bianco. Hess era molto teso e Sophì moriva dal sonno.
-Andremo in una locanda a riposarci, penso sia la cosa migliore.- disse Hess osservando la Strega Bianca seduta al suo fianco, occhi chiusi e testa poggiata sulla spalla di lui, dormiva. Per evitare che cadesse da cavallo, Hess l'aveva fatta sedere sul carro, al suo fianco per tenerla sotto controllo. Ultimamente andavano molto d'accordo.
Sophì era scesa da Sbuffo di Fumo e camminava al passo. Invece, Terra era rimasto all'esterno per non dare fastidio.
I vialetti del villaggio erano molto frequentati e costringevano ognuno a camminare con prudenza. Bambini giocavano allegri, imitando i combattimenti tra cavalieri per salvare la propria dama. I contadini tornavano a casa carichi del raccolto. I viandanti cercavano
delle locande.
Arrivati alla locanda del "Minestrone", il gruppo lasciò i cavalli in custodia, compreso il carro e si recarono all'interno del locale. Era accogliente come l'abbraccio materno. La sala era occupata da numerosi tavoli circolari in legno con attorno delle sedie. Un camino spento era posto ad un lato della parete. Un pò ovunque, sulle pareti, c'erano molti quadri e stendardi e rappresentavano scene di vita rurale.
Sophì si guardava attorno, curiosa. Era così che viveva il popolo. Nella locanda c'era molta musica. In uno spazio, a destra della sala da pranzo, c'era una specie di palco e dei musicisti suonavano diversi strumenti. La musica era allegra, era una ballata popolare. Vicino al palco, c'erano delle coppie che ballavano. La principessa le guardava con curiosità, non era il valzer ma un ballo in cui i compagni vorticavano tenendosi con una mano, l'altra libera dietro la schiena. Ridevano allegri e ballavano senza sosta.
Alcuni osservavano lo strano gruppo con curiosità. Hymeh era abbastanza conosciuta a Erian, in qualsiasi città andasse. Infatti alcune persone la salutavano con un sorriso e un cenno del capo.
Si sedettero ad un tavolino e ordinarono da mangiare. Sophì era a disagio. Invece Hess sorrideva guardandosi attorno. Nixon era alquanto disgustato vedendo alcuni suoi simili ballare con alcuni Angeli Bianchi. Hymeh era disinteressata e non faceva caso a nulla, il suo sguardo era fisso sulla brocca d'acqua al centro del tavolo, sembrava avere un altro dei suoi conati. Ma nulla accadde.
La cena fu completata con tranquillità e ognuno andò nella propria camera: le donne con le donne e gli uomini con gli uomini. L'indomani avrebbero fatto le provviste e sarebbero partiti per Fluminia e poi per
Saros.