CAPITOLO 1
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Dopo 4 anni di dure guerre tra i tre regni portanti, si raggiunse una pace nel Regno di Galatea la cui capitale era Saros, un regno neutrale abitato da elfi: creature dall'aspetto umano ma con orecchie a punta e abili tiratori, inoltre erano fabbri eccezionali, per non parlare delle loro capacità magiche in campo della medicina.
Il Regno di Erian firmò il trattato di pace con altri due regni: Argor e Picco Alare.
-Non ci resta che stipulare questo trattato per garantire la sicurezza per tutti noi!- disse una voce agitata, era una donna, il lungo abito bianco ornato di merletti dorati strusciava sul pavimento in marmo bianco, capelli biondi. I bei occhi azzurri fissavano con durezza un uomo che stava in piedi di fronte a lei, anch'esso biondo ma con occhi castani. Entrambi avevano una corona in testa con inciso il simbolo di Erian: due piume incrociate con al centro una stella a sette punte.
Erano su una terrazza, alle ringhiere in marmo bianco si alternavano delle colonne greche stile corinzio, molto eleganti, i capitelli avevano dei motivi floreali: foglie di acanto e alloro erano scolpite su di esse in rilievo. Affacciandosi si vedeva il Mare Tempestoso, stranamente calmo quel giorno. I gabbiani volavano tranquilli e le acque erano di un azzurro smeraldo, trasparente. Era dal mare che Saros ricavava tutte le sue ricchezze.
Dopo la prima Guerra Ciclica, gli Elfi si erano organizzati e avevano iniziato a riprendersi dalla dura battaglia. Nella seconda Guerra Ciclica gli Elfi furono pronti a combattere e ciò gli permise di mantenere lo splendore che avevano conquistato dopo secoli di sacrifici.
-Oh, ma che dobbiamo sorbirci!- esclamò una terza voce ironicamente -Termina una guerra e ne ricomincia un'altra? Sicuri che non dobbiamo intervenire ora che siamo 'riappacificati'?- scoppiò a ridere e con lui altre voci: erano Angeli Neri che seguivano un uomo biondo da occhi glaciali, il volto era contratto in un sorriso malevolmente sarcastico. Indossava una veste da generale, nera con decorazioni d'argento. Una corona dorata torreggiava sulla sua testa.
-Oh, mi mancava questo sarcasmo sai? Leirock.- disse con freddezza la donna.
-Ma no, su, Melenit! Stavo scherzando!- si scusò cortesemente l'Angelo Nero inchinandosi leggermente.
-Hai saputo di tuo figlio, Leirock?- chiese invece l'altro uomo.
-Mio figlio Dargor? Che ha combinato?- chiese Leirock improvvisamente diventato serio, in realtà sapeva bene cosa stava per dirgli.
L'Angelo Bianco prese respiro -Sai bene che è un domatore di Draghi, che ama anche combattere e che... beh si, non segue molto la vostra dottrina del bravo Angelo Nero.- disse con tono vago.
-Ebbene? Dove vuoi arrivare?- incalzò lui.
-Ci ha chiesto se poteva unirsi al nostro esercito, dice che abbiamo bisogno almeno di un Angelo Nero che infonda sicurezza in caso di guerra.- spiegò un pò timoroso.
Leirock lo guardò un pò perplesso scrutandolo dall'alto verso il basso -Akron, credi davvero che mio figlio voglia collaborare con voi?-
-A me è sempre sembrato di si. Durante la guerra ha combattuto contro di noi, è vero, ma non sembrava fare sul serio.- rispose Akron.
-Beh, gli interessa la vostra adorata figlioletta, è davvero carina, ha preso tutto dalla madre. Non avrebbe senso collaborare con voi.- disse l'Angelo Nero scrutando Melenit con malizia ed ebbe in risposta un'occhiataccia dalla diretta interessata -Insomma mio figlio non prende mai niente sul serio.-
-La smetti di infierire?- disse una donna con grandi ali nere dietro la schiena. Indossava un abito nero, lungo. Ricami d'oro si ramificavano lungo la gonna lunga. Gli occhi smeraldini saettavano sui presenti, l'espressione severa. -Dargor può fare quello che vuole.- disse scuotendo la chioma d'orata.
-Piuttosto. Avete visto i Demoni di Picco Alare?- disse Akron preoccupato e lieto di cambiare argomento.
-No, quelli sono degli asociali.- disse Leirock ridendoci su -Senti. E' vero che abbiamo un pessimo carattere, ma, sinceramente, vorrei stringere di più con voi angioletti candidi.-
La donna arrivata poco prima sospirò -Caro, smettila su. Sono già abbastanza scossi per la guerra.- sorrise paziente.
-Ma... Erika... io voglio solo rassicurarli sul fatto che non ci saranno più guerre.- disse Leirock con serietà -Anche i nostri si sono stancati ormai.-
Erika sorrise maliziosamente -Perchè non ce ne torniamo a casa? Quanto a voi, Angeli Bianchi, non vi infastidiremo. Solo una cosa: trattate bene nostro figlio. Altrimenti la guerra ve la ritrovate in men che non si dica.-
-Tranquilla Erika, non accadrà niente di simile.- disse Akron -Sai come trattiamo gli ospiti. E quelli volenterosi come vostro figlio, beh, li aduliamo.- sottolineò quest'ultima parola.
Erika sorrise divertita -Allora mi auguro che si trovi bene, pretendiamo che ci mandi una lettera almeno una volta alla settimana. Ma ora dov'è?-
-E' a Erian, al palazzo. Sta dando un'occhiata ai Draghi che abbiamo nella Reich Valley nel retro del palazzo. Gli piacciono molto.- disse Akron -E in questo lo ammiro davvero molto. In meno di cinque minuti inquadra un Drago capace di lottare e uno che invece non può farlo. Se è anche un bravo stratega, gli chiederò di aggiustarmi l'assetto militare per difenderci dai Troll.-
-Vi lascio alle vostre cose. Torniamo ad Argor. Arrivedeci!- disse Erika trascinandosi il marito che voleva parlare un altro pò. -Ah, per quanto riguarda i Troll, fate attenzione.-
-Secondo te dovremo accorciargli questo corno?- chiese un ragazzo dai capelli castani legati in una coda, aveva due orecchini a forma di dente. Indossava dei pantaloni un pò strappati e con qualche toppa, una maglia logora, uno spadone era sistemato nel fordero e legato alla cintura.
-Credo di si, Nick. Potrebbe incastrarsi in qualcosa se la lunghezza non è giusta. Limala.- disse un ragazzo dai capelli biondi, quasi argentati, oggi azzurri quasi glaciali, Dargor, ragazzo molto attraente di circa 25 anni, voce suadente. I suoi pantaloni possedevano svariate tasche, e cinture. Possedeva numerosi pugnali e una grande spada al fianco, si intravedeva il verde smeraldo della lama.
Lui e il suo amico Nick erano nella Reich Vallery e controllavano i Draghi. Il Drago in questione era un pò mal concio, gli occhi erano stanchi e rossicci. Le squame erano poco resistenti.
-Aaah come la vedo nera, come la vedo nera.- sospirava il giovane Angelo Nero scuotendo il capo mentre i suoi occhi osservavano prima un Drago e poi un altro -Questi Draghi sono abituati ad oziare non a combattere!- esclamò alla fine con le mani tra i capelli quasi esasperato.
Nick lo guardava divertito -E comunque, ripetimi il motivo di questa decisione. Perchè dobbiamo aiutare questo regno?-
-Sento che sia giusto così. E poi odio il piattume che c'è durante una pace. Noia mortale. Meglio addestrare questi Dragoni poichè ne hanno bisogno. Guarda questo, i suoi occhi! Praticamente questo quì deve già smettere di lottare!- disse il biondino sbalordito.
Nick si guardò attorno -Dovremo controllare più che altro le uova, il problema parte da lì.- propose.
Dargor continuava a scrutare i Draghi con perplessità, ci mise un pò a rispondere all'amico -Forse hai ragione. Il problema sta lì. I cuccioli non sono abituati dall'inizio. Beh, a questo punto cureremo i Draghi adult che ne hanno bisognoi e ci occupiamo dei piccoli.- disse sovrapensiero, quando pensava poggiava sempre il dito indice sulle labbra e guardava fisso in un punto indefinito del terreno o di qualsiasi altro posto avesse davanti.
Un rumore inaspettato attirò la loro attenzione, un topo corse veloce uscendo dalla paglia per poi finire tra le fauci di uno dei Draghi che era lì. Poco dopo si sentì un tonfo e un rumore di paglia caduta. Dargor corse subito a vedere, entrò nella stalla dove erano depositati gli arnesi, poco lontana da lì, e si trovò davanti una figura esile appesa a testa in giù, lunghi fili dorati cadevano dalla testa, i capelli. Il ragazzo rimase un pò perplesso alla vista di quella figura, come ci era finita a testa in giù? Guardò in alto capendo: c'era una scala che portava al piano superiore, in genere su quel piano venivano messe selle per i Draghi e sacche da viaggio. La figura era appesa ad una corda che si era attorcigliata attorno ad uno dei piedi esili. -Ti prego aiutami!- disse la figura, aveva una voce flebile ma molto dolce. In quel momento però si notava una certa agitazione.
Il ragazzo prese uno dei suoi pugnali e tagliò la corda, la figura cadde a terra e i capelli le coprivano il volto -Finalmente! Voi stallieri ci mettete una vita eh?- disse poi alzandosi in piedi tutta irosa.
Dargor rimase un pò perplesso: era una ragazza molto bella. Aveva capelli biondi mossi e legati in una serie di treccine, lunghi fino alla vita. Il bel volto, che poteva vantarsi di due bei occhi azzurri, era contratto in una smorfia impertinente. Il vestito bianco, ornato da ricami azzurri, era sporco di fieno e terra. Dargor fu riportato alla realtà dalla voce insistente -Allora? Non mi rispondi? Non ti ho mai visto quì, sei nuovo?- chiese.
-Hei Dargor.. oh principessa Sophì! Che piacere vederla!- esclamò Nick un pò sorpreso.
-Principessa? Lei?- disse Dargor indicandola con un dito.
-Non si indicano le persone, è da maleducati!- disse Sophì altezzosa -Avevo chiesto un cavallo ma nessuno mi aveva dato risposta così sono venuta a vedere se c'era qualche addestratore disponibile.- spiegò poi.
-Hem, principessa, lui comunque non è uno stalliere qualsiasi.- disse Nick un pò timoroso -Come me è venuto da Argor e... hem... lui è il principe Dargor. E' venuto a Erian per aiutarvi militarmente.- spiegò.
-Principe?- ripetè Sophì incredula.
Un silenzio imbarazzante cadde nella scena, i due ragazzi si fissavano con sguardi alquanto perplessi e increduli mentre Nick spostava lo sguardo prima su uno e poi sull'altra pensando a cosa dire.
-Quindi... dovresti essere Sophì, la figlia di Akron e Melenit. E come mai non l'ho riconosciuta?- disse Dargor più a se stesso che ai presenti. Dopo un pò di riflessione sospirò e si rassegnò -Dovrei rivedere un pò le parentele! Comunque ti serve un cavallo? Prendi quello bianco, stalla numero 3, non puoi sbagliare.- disse aggiustando le balle di fieno che Sophì aveva fatto cadere. La ragazza non accennava a spostarsi, Nick e Dargor la guardavano un pò perplessi -Cosa c'è ancora?- chiese il biondo.
-Una principessa non sella mai un cavallo con le proprie mani.- spiegò lei incrociando le braccia al petto, osservava entrambi i ragazzi.
-Faccio io.- disse Nick con pazienza -Torno tra un pò.-
Quando i due si allontanarono, Dargor alzò gli occhi al cielo disperato -Donne, troppo volubili.- disse. Se fosse stato come suo padre ne avrebbe approfittato, era una ragazza molto carina e non poteva avere più di 17 anni. Ma lui era diverso e non voleva di certo sporcarsi la reputazione soprattutto ora che aveva intenzione di dedicarsi alla sua attività preferita.
Nick tornò dopo un pò sorridendo come un matto -So che hai pensato. La principessa però non è così altezzosa, credimi.- disse aiutando l'amico a sellare uno dei Draghi -Sono quì da due mesi e devo dirti che è adorabile, solo che avendo pensato che fossi uno di quegli scansafatiche allora si è innervosita. Ma, credimi, è un tesoro di ragazza.-
Nick faceva parte dell'Armata dei Dragoni di Argor. In precedenza era stato compagno di accademia del principe e avevano condiviso insieme la stessa camera. Non si separarono nemmeno quando uscirono dall'accademia tanto che Nick fu assunto nell'Armata insieme a Dargor.
Dargor lo guardava con un'espressione davvero annoiata -Non penso sia affar mio. Tanto non la vedremo spesso.- disse salendo sul Drago. Questo subito si allarmò. Sbatteva la possente coda sul terreno scavando profondi solchi, agitava le ali.
Dargor aveva difficoltà a farlo calmare -Non mi piace. Non sono abituati ad avere qualcuno sulle spalle nè tantomeno a socializzare.- tirava le briglie legate al muso e alle corna del Drago con leggeri strattoni -Su sta buono! Nick ci metteremo più tempo di quanto pensassimo.- scese dal Dragone che si era parzialmente calmato -Dunque, è una femmina e di norma non deve lottare se non per necessità, mettiamolo a verbale. Inoltre non è abituata ad essere cavalcata, ma volente e nolente dovrà abituarsi- la accarezzava sul muso, a quanto sembrava le piaceva, intanto il ragazzo osservava la catena che portava al collo, o meglio, il pendaglio col simbolo di Erian e con una scritta -Jhannah, bel nome signorina.- disse ridendo alla Dragonessa. Era di color sabbia e alle estremità delle ali e della coda era di un marrone più scuro, gli occhi erano di un vivace giallo con pagliuzze marroni verso il centro.
Erano due settimane che i genitori erano assenti per motivi bellici. I due principi si erano incontrati pochissime volte e si salutavano con un semplice inchino veloce.
Marito e moglie erano tornati a Erian e Akron era andato a cercare sua figlia. Correva come un matto, era agitato e non sapeva perchè. Sentì ridere allegramente mentre passava vicino ai campi, uno scalpitio di zoccoli. L'uomo si voltò e vide la figlioletta che cavalcava allegramente e saltava ostacoli sul suo destriero. La voce del padre attirò l'attenzione della fanciulla.
-Oh! Padre!- esclamò la ragazza dirigendosi verso il genitore sorridendo -Padre, è arrivato un ragazzo che dice di essere un principe.- disse fermando il cavallo vicino all'uomo.
-Oh beh, si, è Dargor, il principe di Argor.- disse il padre sorridendo, prese in braccio la figlia aiutandola a scendere. Camminarono un pò lungo il lago che era davanti al castello. Guardò Sophì, com'era bella sua figlia. Non gli sembrava vero, era cresciuta tantissimo ed era la fotocopia della madre quando aveva la sua stessa età. Era sicuro che la notizia che stava per darle avrebbe rovinato quella bella atmosfera, prese fiato e parlò -Sai che abbiamo deciso di farti conoscere il tuo promesso sposo?-
Sophì sembrò paralizzata -Ma, padre io non...- ammiccò diventando improvvisamente triste -Non voglio essere promessa a nessuno.-
-Tesoro, è importante per la sicurezza del regno. Dobbiamo sapere con chi abbiamo a che fare no?- chiese il padre con affetto accarezzando la figlia sui morbidi capelli biondi.
-Non mi sembra giusto.- farfugliò.
-Ma è fondamentale. Un giorno tutto questo ti apparterrà! Cerca di capire. Anche io e tua madre siamo stati promessi e cosa ne è uscito fuori? Una splendida figlia e tanta felicità.- disse il re.
La figlia continuava ad essere perplessa -Sono eccezioni queste.- manteneva il cavallo con le briglie e continuava a camminare, il candido quadrupede la seguiva.
Il re guardò la ragazza con un pò di tristezza, gli faceva male vederla così infelice ma non aveva scelta -Stasera ci sarà un ballo, il tuo promesso però non ci sarà ancora. E' in missione da parte del consiglio dei Saggi...-
-E se trovo qualcun altro? Insomma, qualcuno di cui vi fidate. Altrimenti mi rassegnerò e accetterò le vostre condizioni.- era determinata, al vecchio re era impossibile sostenere quello sguardo così deciso e allo stesso tempo intenso. Alla fine cedette e acconsentì.
Verso sera la principessa stava scegliendo uno dei vestiti più eleganti che possedeva, ci sarebbe stata un sacco di gente infondo. Il re tornava dalla guerra e ,fortunatamente, illeso. Era stato stipulato un trattato di pace e probabilmente ci sarebbe stato da festeggiare. Trovato il vestito si fece aiutare dalla sua fidata ancella e si fece pettinare i capelli: le chiome furono legate in varie trecce per poi esser portate sulla testa con un'elegante shinhon, alcuni capelli furono lasciati scendere a ciocche. Attorno allo shinhon fu messa la coroncina dalla quale pendeva un piccolo velo. Questo scendeva lungo il capo fermandosi appena sotto le orecchie, era di colore rosa come il vestito e abbellito da bei ricami color ciclamino. Iniziò a scendere le lunghe scale in marmo bianco mantenendo la gonna con una mano. Camminò lungo il corridoio e arrivò ad una grande porta color avorio molto elegante. Numerosi motivi floreali si estendevano in rilievo lungo i battenti, numerosi uccelli erano stati scolpiti su di essi.
Si sentiva stranamente allegra e non sapeva il perchè. Il cuore batteva a mille e non sapeva se entrare o meno. Mai si era sentita così.